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6.30.2013

elfi




Elfi origine nordica e irlandese La grande famiglia degli Elfi comprende spiriti dalle sembianze simili a quelle dell’uomo e sono a metà strada tra gli dei e gli uomini. Generalmente immortali gli Elfi non sono sempre di bell’aspetto e dotati di sconfinata bontà ma a volte si presentano anche dispettosi, cattivi e grotteschi. Prevedono il futuro e controllano le arti magiche, abitano la luce e l’aria ma li possiamo trovare anche nei boccioli dei fiori, sulle piante e nell’acqua. 
 Amano la musica, il canto e la danza. 
 Gli Elfi di AshGrove di origine britannica e gli Ellyllon di origine gallese sono altri tipi di elfi.

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Principali Teorie sull’ Origine dei Tarocchi


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Principali Teorie sull’Origine dei Tarocchi

 Le teorie più accreditate sull’origine dei tarocchi si possono ricondurre principalmente alle seguenti.

XXII secolo a.C. in Egitto

I tarocchi sono diretta derivazione dei geroglifici del Libro di Thoth e rappresentano una sintesi della conoscenza e religione Egizia. I tarocchi sono quindi un alfabeto geroglifico e numerale, riservato in origine ai sommi sacerdoti, che esprime il sapere universale originario, da cui si sono sviluppate le varie culture e religioni.

XI secolo a.C. in Cina

I tarocchi presentano diverse analogie con lo I Ching, libro custode dell’antica saggezza cinese e risalente a più di 3000 anni fa. L’estrazione casuale dei 64 esagrammi dello I Ching è uno strumento tradizionale di divinazione. Il fatto che siano invenzioni cinesi sia le carte da gioco che la carta e la stampa, rende plausibile che sia in Cina che vadano ricercate le primissime origini dei tarocchi.


ORIGINI EGIZIE DEI TAROCCHI

Il contributo più importante alla teoria dell’origine egizia dei tarocchi è sicuramente quello di Antoine Court de Gébelin.
Il suo libro “Le Monde Primitif” (“Il mondo primitivo”) è considerata l’opera che diede il via all’occultismo legato ai tarocchi (“Le Monde Primitif”, volume VIII, 1781).

L’Età dell’Oro

Secondo Court de Gébelin in origine sarebbe esistito un mondo primitivo, una “età dell’oro”, in cui esisteva un’unica cultura, un’unica religione, un’unica lingua.
Tale civiltà finì però per crollare e disintegrarsi, dando origine a tutte le culture, lingue, e religioni che oggi conosciamo.
Il sapere primigenio e originario, l’unico vero, di questa antica civiltà andò quindi perduto... o quasi.

Il Testo di Court de Gébelin

Il seguente brano, tratto da “Le Monde Primitif” – vera e propria pietra miliare nella storia dei tarocchi – esplica la teoria di Court de Gébelin sulle origini egizie dei tarocchi.

1.
Sorpresa che causerà la scoperta di un Libro Egizio.
Se ci apprestassimo ad annunciare che esiste ancora ai giorni nostri un’Opera degli antichi Egizi, uno dei loro Libri sfuggito alle fiamme che divorarono le loro superbe Biblioteche, e che contiene la loro dottrina più pura su soggetti interessanti, ciascuno sarebbe, senza dubbio, desideroso di conoscere un Libro così prezioso, così straordinario. Se aggiungessimo che questo Libro è molto diffuso in gran parte d’Europa, che da molti secoli è tra le mani di tutti, la sorpresa andrebbe sicuramente crescendo: e non salirebbe al colmo, se assicurassimo che nessuno ha mai supposto che fosse Egizio, che lo possediamo come se non lo possedessimo affatto, che nessuno ha mai tentato di decifrarne una pagina: che il risultato d’una squisita saggezza viene considerato come un mucchio di strane figure che non significano nulla di per se stesse? Non si crederebbe che ci si voglia divertire, farsi beffa della credulità del Pubblico?

2.
Questo Libro Egizio esiste.
Il fatto è tuttavia verissimo: questo Libro Egizio, solo resto delle loro superbe Biblioteche, esiste ai giorni nostri: è così comune che nessuno Studioso s’è degnato d’occuparsene; nessuno prima di noi ha avuto mai il sospetto della sua illustre origine. Questo Libro è composto di LXXVII pagine o tavole, perfino di LXXVIII, divise in V classi, che offrono ciascuna soggetti così vari quanto divertenti ed istruttivi: questo Libro è in una parola il GIOCO dei TAROCCHI [...].

Antoine Court de Gébelin
“Le Monde Primitif”, volume VIII, 1781

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IL PIU’ ANTICO MAZZO DI TAROCCHI

Il più antico mazzo di tarocchi che si sia conservato fino a noi è il mazzo “Visconti di Modrone” – dal nome della famiglia nobiliare che lo possedette –.
La sua realizzazione fu commissionata da Filippo Maria Visconti – duca di Milano – negli anni tra il 1441 e il 1447.
Di questa pietra miliare nella storia dei tarocchi si sono conservate fino ad oggi 67 carte, di cui 11 trionfi (arcani maggiori).
Si tratta di stupende ed ineguagliate opere d’arte, dipinte a mano su lamine d’oro o d’argento decorate a punzone – oro per i trionfi e le carte di corte, argento per le carte numerali –.

Origini

Il mazzo è strettamente legato alla famiglia Visconti : gli stemmi araldici ed i motti della famiglia Visconti presenti sulle carte non lasciano alcun dubbio.
Anche il periodo di realizzazione è abbastanza certo, cioè durante il governo di Filippo Maria Visconti.
Le carte di denari riportano infatti l’esatta riproduzione di una moneta che era in corso di validità durante il periodo in cui egli era duca di Milano: il fiorino d’oro di Filippo Maria.

Caratteristiche del Mazzo

La struttura delle carte di corte del mazzo “Visconti di Modrone” non è quella standard conosciuta oggi.
Per ogni seme sono presenti 6 figure diverse: re, regina, cavaliere, dama (anch’essa a cavallo), fante, e fantina.
Anche tra i trionfi troviamo raffigurazioni che non compaiono tra quelle tipiche.
Le tre virtù teologali – fede, speranza, e carità – non sono infatti figure usuali nei tarocchi.
Le numerose peculiarità di questo mazzo hanno fatto ipotizzare che si possa trattare di uno dei primi stadi di sperimentazione dei tarocchi, in cui non era ancor ben definita una struttura precisa, consolidatasi solo negli anni seguenti.

Diversi Nomi per un Solo Mazzo

La complessa storia di queste carte ha portato ad identificare il mazzo con diversi nomi:
  • “Tarocchi dei Visconti di Modrone”. Dalla famiglia nobiliare milanese che possedette il mazzo fino alla seconda guerra mondiale, quando se ne persero le tracce.
  • “Tarocchi Cary-Yale”. Il curioso nome è dovuto al collezionista statunitense Melbert B. Cary che lo donò alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library (una delle biblioteche dell’università di Yale), affermando di averlo acquistato dopo la fine della seconda guerra mondiale.
  • “Tarocchi di Filippo Maria Visconti”. Dal nome del committente.

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 La nascita dei tarocchi, risulta ancor oggi misteriosa. Alcuni studiosi credono che siano il risultato di libri religiosi egizi, altri di libri ebraici o indiani. Le prime vere notizie dei tarocchi, risalgono al 1392 quando il re di Francia Carlo VI ne fece realizzare 3 mazzi a Jacquemin Gringonneur. Ma è nel periodo rinascimentale che ricoprirono un ruolo importante, come testimonia il dono di nozze fatto dal Duca di Milano Sforza a Bianca Maria Visconti nel 1400. Tale mazzo era costituito dai 22 arcani maggiori, incisi su lamine in oro. Da questo mazzo presero origine i Tarocchi di Marsiglia. Quindi l'origine dei Tarocchi, chiamati anche "Trionfi", è proprio in Italia. Queste carte erano esclusiva dei nobili, dato che erano cesellate e dipinte a mano su sottilissime lame di metallo, ricoperte d'oro.  Un importante studioso dell'esoterismo dei Tarocchi fu Osvald Wirth a cui si deve un bellissimo libro sull'argomento.

Il  mazzo completo dei Tarocchi è composto di 78 carte, 22 arcani maggiori e 56 arcani minori. I 22 arcani maggiori, rappresentano il destino dell'uomo e ciò che dovrà affrontare, mentre gli arcani minori rappresentano la quotidianità. I 56 Arcani Minori, divisi in 4 semi. 

Gli Arcani Minori rappresentano la nostra sfera interiore, il nostro modo di percepirci. Attraverso l'interpretazione degli Arcani Maggiori, invece, si possono ottenere suggerimenti applicabili in ogni campo della vita. Nella lettura divinatoria, gli Arcani Minori sono solitamente usati come corollario al discorso principale, imperniato sugli Arcani Maggiori.

 I tarocchi sono indubbiamente le "carte" più antiche e da questi derivano la maggior parte delle carte da gioco moderne. Il loro fascino è indubbio e si è trasmesso inalterato fino ai giorni nostri. Sono un antico strumento di divinazione, molto probabilmente il più completo, essendo richiamate nel loro uso parecchie simbologie cabalistiche e allegoriche. La loro lettura e interpretazione sono sempre soggettive, correlate a "chi" ne fa uso ed alle motivazioni addotte.

Passato, presente e futuro possono rivelarsi agli occhi del consultante ed anche se la verità appare velata, basta affidarsi a chi sa interrogarli nella giusta maniera e offriranno consigli preziosi in ogni momento della vostra vita. La capacità di leggere i Tarocchi e la sensibilità necessaria ad interpretare le situazioni proposte si acquisiscono con anni di pratica e addestramento. La rapidità di consultazione e la non necessaria presenza fisica del consultante, ne fanno uno tra gli strumenti più diffusi tra gli operatori dell'occulto.

L'origine dei Tarocchi si perde nei tempi, e si pensa siano stati utilizzati per primi dai sacerdoti dell'antico Egitto, e ripresi successivamente in Francia e Spagna dagli zingari nel medioevo. Ogni regione, ne ha dato una versione pittorico-artistica ed è proprio per questo che esistono numerosi mazzi di carte ( le napoletane, le bolognesi, le piemontesi, le lombarde, le svizzere e le più diffuse le Marsigliesi ). Queste ultime ebbero particolare importanza in Francia all'epoca di Napoleone il quale ne faceva spesso uso divinatorio.

Tarocchi sono come dei ritratti dipinti dal destino. Anche se la verità appare velata, basta affidarsi a chi sa interrogarli nella giusta maniera e offriranno consigli preziosi in ogni momento della vostra vita.
I tarocchi sono composti da 78 carte, divise in due categorie: la prima comprende i 22 Arcani Maggiori o Trionfi, la seconda è costituita da 56 Arcani Minori, divisi in 4 semi. Gli Arcani Minori rappresentano la nostra sfera interiore, il nostro modo di percepirci. Attraverso l'interpretazione degli Arcani Maggiori, invece, si possono ottenere suggerimenti applicabili in ogni campo della vita. Nella lettura divinatoria, gli Arcani Minori sono solitamente usati come corollario al discorso principale, imperniato sugli Arcani Maggiori. Attraverso l'interpretazione degli Arcani Maggiori si possono ottenere suggerimenti applicabili in ogni campo della vita. Il primo mazzo di carte risale al XIV secolo, quando gli Arabi erano soliti chiamare " Naib" il gioco delle carte, in arabo vuol dire " profezia". Appare dunque evidente che a queste carte venisse assegnato, già in quell' epoca, un ruolo divinatorio.
La prima cosa che occorre fare, quando ci si avvicina a questo mondo misterioso, è seguire  regole fondamentali per avvicinarsi alla divinazione:


  • Prima regola: si deve prendere confidenza con il mazzo dei Tarocchi manipolandolo tutti i giorni senza scopo di predizione.
  • Seconda regola: la consultazione deve avvenire solo se ci si sente positivi, quando cioè tra il consultante e il mazzo si stabilisce un 'feeling'.
  • Terza regola: ci deve essere calma e silenzio nel luogo della consultazione.
  • Quarta regola: ci vuole onestà rivolgendo le domande, non bisogna quindi rivolgere quesiti dannosi o indiscreti per gli altri.
  • Quinta regola: fondamentale è avere il massimo rispetto per i Tarocchi e MAI usarli per capriccio.

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    2.18.2013

    L'origine storica dei Giochi di Carte


    L'origine storica dei Giochi di Carte

    Un pò di storia...

    Non è certo se le carte siano un’invenzione cinese risalente al secondo millennio a.C., venuta attraverso l’India per mezzo degli arabi che le chiamavano "naibbe (na’ib), o se siano una derivazione indiana degli scacchi; sembra certo però che non siano state inventate in alcun paese d’Europa.
    Secondo una suggestiva credenza le origini delle carte da gioco sarebbero molto più antiche e risalenti agli egizi ed in particolare al dio Thot che volendo insegnare agli uomini l’arte della scrittura inventò i geroglifici la cui evoluzione portò all’equiparazione degli stessi con i numeri e i semi delle carte.

    Le carte da gioco furono un’invenzione che piacque subito e molto; si giocava nelle case, nelle taverne, per la strada, nelle case dei poveri, dei ricchi, dei nobili e anche nei conventi perché all’interno di queste strutture operavano calzolai, maniscalchi, muratori, ebanisti, fornai, sarti, tutti al servizio della comunità dei monaci, dai quali dipendevano; il vivere insieme dei religiosi con i laici ha comportato che la passione delle carte si diffondesse e coinvolgesse gli uni e gli altri.
    La voglia di giocare diventò così frenetica da provocare l’intervento delle autorità religiose; il motivo dei divieti era da ricercare nella funzione che, in quell’epoca, veniva attribuita ai luoghi religiosi e a coloro che avevano pronunciato i voti e perciò tenuti alla massima morigeratezza nei costumi; la violazione dei centri religiosi con manifestazioni di vita mondana attuava un pericoloso impedimento sulla via della santità.
    Tra i laici furono soprattutto i sovrani spagnoli ad imporre i divieti più pesanti sul gioco delle carte considerato uno strumento di corruzione, sregolatezza e malcostume.

    Le prime carte erano tavolette sottili di legno e, per i più raffinati, tavolette di avorio, dipinte, ornate con figurine eleganti; nel Medio Evo venivano fatte a mano libera o in lamine d’oro.
    La prima fabbrica italiana di carte da gioco sorse a Bologna; non a caso, perché Bologna era il centro primario per gli scambi culturali e mercantili sia nazionali sia europei. Le prime carte bolognesi, risentendo degli influssi orientali, non riportavano effigi di dame, cavalieri, fanti perché il Cora[enne]o vietava la rappresentazione di figure umane e consentiva soltanto numeri. Ben presto, però, la fabbrica bolognese diventò un grande laboratorio di miniature e cominciarono a comparire le prime figure con i costumi appariscenti del tempo.

    Sul finire del Trecento, a Firenze, per rimpinguare le casse dell’erario, le autorità comunali decisero di imporre una tassa sulle carte da gioco, considerate beni voluttuari e di divertimento sia per ricchi sia per poveri.
    Infatti la causa principale della diffusione delle carte da gioco é certamente la radicata tendenza alla ricerca della distrazione e del divertimento nel tempo libero; la motivazione é data molto spesso dall’aspettativa di vincita soprattutto quando questa é rappresentata da un premio e, dunque, dalla possibilità di un guadagno fondato sul rischio.
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    -I semi delle carte francesi

    Un discorso a parte è quello delle carte da gioco francesi. In Francia le carte sono arrivate dalla Spagna grazie ai mercanti arabi e nel XIV secolo i francesi avevano già introdotto, nei loro mazzi di carte, i semi di Cuori, Quadri, Picche e Fiori. Quest’ultimo seme, in seguito, fu sostituito da Trifogli perché si riteneva avesse un significato magico.

    La magia del trifoglio, proveniente dalla tradizione celtica e considerato sacro dai Druidi perché associato alle romantiche storie dei folletti dei boschi, ha finito per assumere un contenuto e un significato magico.
    E’ così che si affermò il gioco d’azzardo, la frode, la rivincita, le puntate, ....

    In tutti i governi degli stati rinascimentali nasce così l’esigenza di bloccare il gioco quando la posta in palio è rappresentata da somme di denaro; così in Francia ma anche in Italia, in particolare in Toscana, viene adottata una sorta di "tassa sull’immoralità": chi gioca deve pagare una pesante multa da incamerare all’erario dello stato per fronteggiare le spese necessarie alla sorveglianza.



     I semi delle carte italiane

    Spade, coppe, denari, bastoni sono, in genere, i semi delle carte da gioco italiane; molto probabilmente l’origine di questi semi deriva da interpretazioni arabe radicate in Spagna.
    Gli arabi, infatti, dopo aver conquistato l’oriente, dirigono le loro conquiste al Mar Mediterraneo ed in particolare alla penisola iberica e successivamente alla Sicilia (le "spade" che su molte carte regionali vengono rappresentate come scimitarre, curve e dalla punta triangolare evocano l’epopea degli arabi in Spagna e in Sicilia), dove insegnano il sottile piacere del lusso, dell’abbondanza ("coppe"), mediante la costruzione di palazzi sontuosi con stanze decorate d’oro ("denari"), giardini profumati di zagare, tralci di vite e di edera avviluppati su superbe colonne; l’immagine evoca l’idea di "bastoni" fioriti, simbolo di forza, passionalità, durezza.
    Successivamente compaiono le "figure" in onore ai Signorotti sontuosamente vestiti siano essi "cavalieri" pronti ad allietare le "dame" con poesie e madrigali o contadini decisi a trasformarsi in "fanti" quando diventa necessario difendere il padrone per il quale lavorano.
    Nell’ultimo trentennio del Quattrocento, in Francia, iniziano a circolare delle carte molto colorate e con semi diversi da quelli italiani e con "figure" che assumono significati anche esoterici.
    Cuori, picche, quadri, fiori (trifogli) impressi sulle carte francesi hanno, anche in Italia, una forte presa soprattutto nel Piemonte, Liguria, Lombardia e Toscana.
    Nel secolo XV le carte di Francia, come in altri paesi, assumono soggetti svariati: uomini e donne celebri nella storia vengono raffigurati come Re, Regine e Fanti. Nel secolo XVIII le carte da gioco francesi contengono raffigurazioni di personaggi della Rivoluzione francese e nel secolo successivo si modificano di nuovo ispirandosi ai personaggi dell’epoca napoleonica.
    In Italia, poi, ogni regione ha sempre interpretato la realtà secondo i propri criteri e secondo la propria visuale di vita e ciò spiega la presenza di mazzi di carte da gioco diversi da regione a regione (napoletane, bergamasche, piacentine, siciliane, milanesi, trevigiane e tanti altri tipi).

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    Termine introdotto da C.G. Jung (1875-1961), con riferimento a un’Imago ‘materna’, ‘paterna’, ‘fraterna’ e divenuto di uso comune in psicanalisi. Caratterizzata come ‘rappresentazione o immagine inconscia’, l’Imago è piuttosto uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Formatasi sulla base delle prime relazioni del bambino con l’ambiente familiare, l’Imago non va peraltro considerata come correlato di figure reali, ma presenta carattere fantasmatico; così a un’Imago genitoriale minacciosa e terribile possono corrispondere genitori reali estremamente miti...leggi tutto -

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